Manly, giorno 9

Oggi Laura lavora, vagare da sola alla scoperta di un posto è tutta un’altra cosa. Devi fare affidamento solo su te stessa, ti perdi e scopri posti anche molto belli che altrimenti non avresti mai visto, sei costretta a chiedere indicazioni agli sconosciuti… e no, non mi sento nè scema nè sfigata, mi sento viva, che vorrei condividere tante sensazioni, riflessioni, la testa parte, ho come l’impressione che i viaggi mi servano anche a questo, a fare ordine dentro di me, come il mare, come le passeggiate, come la musica, come scrivere… 

Anyway, pranzo con Laura al centro commerciale dove lavora e poi riesco a perdermi un numero imprecisato di volte. Manly è tranquilla e soleggiata, ha delle spiagge fantastiche ma la cosa che forse apprezzo di più è il poter andare in giro come una zingara e nessuno che mi guardi storto o che faccia qualche osservazione sgradevole! Io la chiamo libertà, libertà di essere quel che si è e non avere inutili rotture di… che poi tanto a che serve? 

Ho delle amiche fantastiche, secondo me anche belle ragazze, e non ce ne è una che non si senta brutta, inadeguata, sbagliata, etc. No, forse qualcuna ce ne è ma è la netta minoranza e credo sia un vero peccato. 

Per noi stessi, mai per gli altri. È un peccato dar peso a certi sguardi ma è pur vero che senza si vive meglio, spensieratamente! È una forma di civiltà che ci manca e di cui sento la mancanza dai tempi di Londra(quasi 20 anni insomma). Quando esci di casa, da quella che molti chiamano zona di comfort (definizione che non amo molto perché, secondo me, abusata) ti rendi conto che questo non è l’unico mondo possibile. Era pure il ritornello di una vecchia canzone, è quello che mi dico da anni, è quello che constato ogni volta in cui viaggio, è quello che rimanda lo specchio. Non trovo mai la stessa immagine riflessa, ci sarebbe da chiedersi perché quello che qui non è un problema, in altri posti lo diventa.

I veli sono anche mentali, i kg nel cervello, la bellezza negli occhi di chi guarda. Un po’ soffro a sentirmi “liberata” qui e oppressa nel mio paese… per gli sguardi inquisitori, i ghigni malefici, il provincialismo di merda, la cattiveria gratuita. Ormai ho imparato che il paradiso non esiste ma diciamo che un qualsiasi posto sulla terra, dalla soleggiata Manly alla cupa Londra ti ci fa sentire un po’ più vicino, solo per la libertà di vestirti come cacchio ti pare! 

Sono questi i pensieri che mi affollano la testa camminando per il corso mentre incrocio gente di ogni tipo che da noi verrebbe arrestata per oltranza al pudore, addetta, derisa, etc. Poi mi capita davanti il murale che vedete nella foto (si, lo so, sono fissata!) e decido di spostarmi dal centro perché forse troverò anche altri capolavori. Mi perdo. Arrivo al cimitero. Poi sulle spiagge dalla parte opposta. La giornata finisce in un attimo e tutto quel che ritengo continua ad essere “qui posso vestirmi come mi pare”! 

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